L. Vangi lavora come dirigente di direzione per una multinazionale. Scrive costantemente dall'età di otto anni (cioè da circa mezzo secolo) ma non ha mai pubblicato nulla perchè sta ancora perfezionando il suo stile letterario.
Un mondo pieno di pericoli la Shangri-La dell' infanzia 1930.
Rapitori, sfruttatori di bambini, spie, ladri, parenti disonesti, domestici infedeli, falsari: tutti da smascherare. I romanzi della Biblioteca dei Miei Ragazzi sono dei veri gialli in miniatura, protagonisti i bambini.
Dei 90-100 titoli della collana solo quattro sono ufficialmente romanzi polizieschi, con un protagonista investigatore: la serie del Signor Tito, che negli otto originali francesi si chiama Sir Jerry. Si presentava forse alla James Bond dicendo "Il mio nome è Jerry.....Sir Jerry!"?
ma a chi venne in mente di dargli un nome cosi pedestre nella versione italiana?
Tito Eroini, poliziotto privato, anzi "il più gran poliziotto del mondo" è sempre assente quando si ha bisogno di lui tanto è vero che nel quarto e ultimo volume della BMR La misteriosa scomparsa del Signor Tito addirittura scompare; deputizzano per lui i suoi figli adolescenti Titino e Mariù coadiuvati da un gruppo di fedeli amichetti.
In Il Signor Tito Poliziotto Privato, Mariù, il prestigiatore ingaggiato dalla Contessa di Miramonte, per intrattenere i suoi otto nipoti scompare con tutti gli ammenicoli della sua arte fra un numero e l'altro del suo spettacolo. Al suo posto appare seduta su un baule una sconosciuta bambina sorridente che, senz'altre spiegazioni, dice di chiamarsi anche lei Mariù e sembra considerare del tutto normale il modo del suo arrivo in casa Miramonte
La contessa, invece di chiamare la polizia, come farebbe ogni persona di buon senso, prende Mariù sotto la sua protezione, ma ecco che a pagina 14 scompare una preziosissima collana di perle nere donata alla famiglia del conte da un maharaja. La contessa, schiva di publicità, decide di invitare a investigarne la scomparsa il signor Tito Eroini, un vecchio amico del conte al momento assente, che lei non conosce personalmente ma di cui ha sentito parlare in termini molto lusinghieri dal marito
Il signor Tito arriva: è un tipo stravagante dall'apparenza molto strana la cui "aria di signore vecchio spariva osservandolo bene"
Egli prende subito in mano le indagini "con un'aria autoritaria che contrastava in modo buffo con la sua piccola statura" suscitando i dubbi della contessa che aveva sempre sentito parlare del signor Tito come di un uomo alto, magro, dai modi raffinati. Nonostante la sua statura il signor Tito o meglio
il signor Titino
arriva a risolvere il mistero coadiuvato dagli otto Miramonte e la sorellina Mariù.
Eppure molti altri di questi romanzi di Salani pullulano di "casi": scomparse, rapimenti, estorsioni, sostituzioni di persona, appropriazioni indebite, tentati omicidi, contraffazione monetaria, una vera antologia di crimini da codice penale che vengono risolti da Poirots in calzoni corti e Miss Marples con le treccine. E come nei gialli classici nelle ultime pagine, i personaggi del racconto sono riuniti - alla Agatha Christie - per apprendere come grazie alla sagacia dei nostri piccoli eroi, i cattivi siano stati scoperti e puniti, il tesoro recuperato, le spie smascherate, i bambini riuniti con le loro mamme. Del resto le storie della Biblioteca quasi assomigliano a quelle di Agatha Christie ambientate come sono in una atmosfera di gentility provinciale: collegi privati, piccoli manieri, case di campagna abitati da nobili o rispettabili borghesi.
Già i titoli sono tutta una vicenda annunciata: Il Mistero di Morande, Caccia al tesoro, Le prigioniere di Casabella, Il Cavaliere del Mistero, Il Mistero del Castello, La Teleferica Misteriosa: non sfigurerebbero nella serie "The Ellery Queen Misteries". Persino in uno dei più insospettabili come Saettino puro sangue meneghino c'è un crimine.
Ma il giallo per eccellenza, il supergiallo, il giallo che potrebbe essere stato scritto da Conan Doyle, il giallissimo è senz'altro La Teleferica Misteriosa.
Ambientato in un collegio di montagna di cui non si dice molto, e dove si dà altrettanta importanza all' attività sciistica quanto allo studio (è forse una scuola per futuri Alpini?) la storia comincia con una casuale osservazione di Dani, uno dei cinque giovani protagonisti.
Il collegio è vicino ad una teleferica, che durante la Grande Guerra era servita per collegare il fondovalle con un forte militare ma è in disuso da moltissimi anni.
Durante una delle loro uscite in sci, dopo una grossa nevicata, Dani nota che le fronde più sporgenti di una doppia fila di pini che costeggia i cavi della teleferica, NON sono coperte di neve lungo i lati adiacenti ai cavi e lo fa osservare ai suoi amici con una domanda che ha la grandiosa semplicità di una frase di Sherlock Holmes: "Guardate; come sono le fronde dei pini?"
Da questa semplice osservazione prende il via una vicenda mozzafiato, sapientemente orchestrata nella migliore tradizione di una classica detective story, con un susseguirsi di colpi di scena che si concludono con un finale clamoroso quanto attendibile.
Già perchè per un lettore spassionato le vicende della Biblioteca qualche volta difettano di logica. Ma che c'entra la logica? Gli autori di queste storie, che sembrano scrivere ad occhi chiusi e sfornavano una storia dietro l'altra quasi fossero forzati della narrativa (l'autore Nalim, la cui identità è un mistero (1), scrisse, che si sappia, novantatrè romanzi) conoscevano il loro mestiere, sopratutto sapevano come manovrare il loro "deus ex machina", quel personaggio o evento provvidenziale inventato dai greci che entra in scena a fini narrativi per fare andare avanti il racconto specie quando arriva al punto "e adesso? come mi tiro fuori?
" .
Nella Biblioteca il "deus ex machina" si presenta sotto le spoglie di Divina Provvidenza o Caso Incredibile e spesso è il deus dell'intera storia: infatti come avrebbe potuto la piccola Teresa Bertrand ne Il Mistero di Morande allo stesso tempo risolvere il mistero della scomparsa del suo fratellino e ritrovare un ricchissimo zio, di cui ella è legittima erede se, costretta a doversi cercare un lavoro, per un Caso Incredibile non leggesse accidentalmente in un giornale "in cui l'ortolano le aveva rinvoltato i legumi" un'offerta di lavoro che la porterà a centinaia di chilometri di distanza proprio sul luogo di un crimine che la riguarda molto da vicino? Questo è un Caso Incredibile dei più allucinanti che suscita una lunga sfilza di perplessi "... e se?
"
Ne L'erede di Ferralba l' aristocratica Editta è affidata in tenerissima età alle cure di una governante fidatissima e lasciata in un castello (l'unico bene rimasto ai suoi genitori rovinati) con uno stuolo di domestici e una lussuosa automobile mentre i genitori vanno in Indochina a rifarsi una fortuna (ma non potevano vendere il castello, licenziare i domestici e magari portarsi Editta nelle Colonie?) Tredici anni dopo mentre ritornano in Francia a seguito di un evento che li ha resi ricchissimi, il loro bastimento affonda. Editta che era andata ad incontrarli al porto di arrivo con la fedelissima governante viene rapita. Quando dopo mesi di prigionia riesce a fuggire ai suoi rapitori (con l'aiuto della Divina Provvidenza) si ritrova orfana e spogliata anche del castello e della sua identità. Finisce in un orfanotrofio la cui madre superiora è... - (No!..non ve lo dico) - e con un nuovo nome semplice e modesto che più si addice alla sua nuova condizione viene impiegata come damigella di compagnia di una bambina crudele e capricciosa figlia di una dolce e affascinante signora da poco ritornata dalle Colonie
Crimini su crimini, ma cadaveri non ce ne sono: sarebbero troppo macabri per l'infanzia degli anni Trenta, ultima spiaggia dell'innocenza. In pochi anni di morti ne vedranno anche troppi.
Storie tutte uguali, tutte intercambiabili, tutte deliziosamente assurde, tutte avvincenti
puff
puff... puff ... che tensione!
che suspense!... che paura!
. che avventure! ... prego!.... DATEMENE un'altra!
inedito © 2002 L. Vangi.
(1) N.d.R.: L'identità di Nalim è stata scoperta e rivelata dopo quasi settanta anni dalla sua morte dall'autore francese Pierre Braud (vedi pagina AUTORI)