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BIBLIOTHEQUE DE SUZETTE

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BIBLIOTECA DEI MIEI RAGAZZI

CINQUE MACCHINE PENSANTI.
SPAZIANDO PER LA TELEFERICA MISTERIOSA


di Stella Pagani


Paolo deduce, Dani osserva, Mario ha improvvisi lampi di genio, Emilio e Sandro agiscono: ecco i cinque piccoli investigatori del bel libro di Pessina.

Quanto piccoli? Non ci è dato saperlo. In una collana, qual è la BMR, in cui tutte le storie sono caratterizzate dalle descrizione accurata dei protagonisti e dalla menzione della loro età, "La Teleferica" rappresenta un'eccezione. Di Paolo, Dani, Mario, Emilio e Sandro non conosciamo nulla: non il cognome, non l'aspetto ( solo di Mario si dice che è più basso dei compagni) e neppure l'età: né possiamo stabilirla dal loro livello di studi perché non sappiamo che classe frequentano. Quattordici, quindici anni? E' l'ipotesi più probabile dato che i cinque amici non sono proprio dei bambini - basta pensare alla loro capacità di ragionamento - ma neppure dei ragazzi fatti.

La loro arma migliore nell'investigare è rappresentata proprio dall' aspetto : nessuno diffida di simili monelli . E' come se ognuno di loro fosse una vivente "Lettera rubata" di Poe: si gettano in giochi sconclusionati e violenti intorno alla stazione della teleferica, alla casa abbandonata e alla stalla-rimessa cosicchè se qualcuno (il famoso qualcuno che simboleggia gli avversari) li nota, e non può non notarli, li prenderà per cinque ragazzacci chiassosi, buoni solo a rompere i vetri a colpi di palle di neve e di certo non per i pericolosi investigatori che decreteranno la fine della banda . Per lo stesso motivo Sandro ed Emilio affrontano cantando spensieratamente uno dei falsari che stava trafficando su un pilone della teleferica cosicchè a quello non resta altro che fraternizzare con loro, congratulandosi con se stesso per aver dissuaso due innocui ragazzini esuberanti (pensa lui) dal salire fino al Forte. Mai potrebbe immaginare che quei due collegiali hanno visto abbastanza da decretare la rovina sua e dei suoi complici…

L'autore non ci informa neppure del background dei giovani protagonisti. Soltanto di Dani, tramite un rapporto epistolare con il fratello Giorgio, un universitario che ha fatto delle ricerche per lui sulla casa abbandonata, veniamo a sapere che, a Milano, ha un padre irascibile e una madre dotata di senso dell'umorismo. Tra parentesi, questa madre è l'unico essere di sesso femminile a comparire in tutto il libro.

Veniamo ora all'ambiente. Il collegio è un fior di collegio la cui retta sicuramente sarà costata una fortuna ai genitori del convittori. Si trova in alta montagna, probabilmente in Valtellina dato che il capoluogo di riferimento è Sondrio: circondato da un vasto parco, sovrasta un piccolo paese, situato circa tre chilometri più in basso, che vanta una stazione di carabinieri composta da un brigadiere e due militi,un sindaco fornito di figlio adolescente, poche famiglie e il medico condotto, l'unico ad avere un'automobile.

L'edificio che ospita il convitto è comodo e confortevole, provvisto di riscaldamento centrale e di belle sale comuni: la biblioteca, che annovera fra i testi anche Il mistero del castello, la sala giochi, ove si possono consultare parecchi giornali sportivi e giocare a ping pong o ad altro, la sala di lettura, provvista di comode poltrone e di un caminetto, uno stanzone fornito di armadietti personali per riporvi gli sci e tutto quanto attiene a questo sport e naturalmente un'ampia mensa. Ogni convittore, poi, dispone di una camera singola . Gli inservienti e il portiere sono molto ossequiosi con i ragazzi,che chiamano signorini, e non disdegnano le mance. I convittori non hanno nessun compito domestico neppure quello di rifarsi il letto. A loro volta i professori si radunano in una grande sala dove si scatenerà la quasi-rissa per il tondello di similargento trovato dai ragazzi ma hanno anche - o almeno il professor Honey ce l'ha - degli uffici privati.

Il collegio è laico e laico è il suo direttore. Non vi è traccia di sacerdoti né si parla di funzioni religiose. Non sappiamo però quale corso di studi lo caratterizza : classico? scientifico? Che sia un liceo è indubbio, data l'epoca e la tipologia degli utenti, figli di ricchi. C' è un laboratorio di fisica bene attrezzato, quello in cui si svolge l'esperimento del piano inclinato, ed uno di chimica ove il professore è in grado di fare l'analisi del grumo di lubrificante portato dai ragazzi della Mano d'Argento. Per il francese e l'inglese ci sono due docenti madrelingua, Bonnard ed Honey. E a proposito di quest'ultimo notiamo un'altra cosa curiosa. Il libro fu pubblicato nel 1937, in pieno fascismo trionfante, eppure l'adulto più simpatico e sensibile, grande amico dei ragazzi e loro sostegno, è rappresentato da un inglese. Conosciamo anche il suo nome di battesimo, Giacomo e non fatichiamo a credere che all'autore cosmopolita sarà costato non poco disagio non chiamarlo James.

Per il resto non si menziona mai, in tutta la narrazione, nulla che attenga al fascismo né si inneggia alla patria con toni melodrammatici neppure quando ce lo saremmo aspettato, cioè nel momento in cui la banda di falsari viene sgominata, Perfino il questore di Sondrio, pubblico funzionario, rifugge da discorsi ampollosi e fascisteggianti. Le squadre sportive del collegio non hanno i nomi patriottici che ci aspetteremmo ma quelli assai suggestivi di Aquila, Stella Alpina, Ghiacciaio, Tormenta e Scalata: alla fine verrà aggiunta anche la Mano d'Argento, in onore dei protagonisti trionfanti. Non si parla di balilla né di avanguardisti… è probabile che in un ambiente così esclusivo come questo collegio per figli dell'alta borghesia non vi sia posto per una retorica patriottarda e plebea.

E pensare che intanto i libri francesi della Bibliothèque de Suzette venivano orribilmente manipolati e mutilati (si pensi a sir Jerry diventato il signor Tito) introducendo balilla anche quando la loro presenza era antistorica, come nel "Tesoro Meraviglioso" e nel "Circo Barletta". Notiamo ancora che il Collegio funziona benissimo ed è ben regolato ma che la disciplina non è di certo oppressiva. Il direttore è molto illuminato ed assai all'avanguardia per l'epoca come è dimostrato anche dall'importanza data allo sport e soprattutto allo sci. Lezioni e momenti di svago e di pratica sportiva si alternano in maniera sapiente.

I convittori possono facilmente ottenere permessi per uscire dal collegio e recarsi in paese o ad allenarsi nei dintorni. I rapporti diciamo così gerarchici tra adulti e ragazzi sono piuttosto alla mano. E' vero che Paolo, rimproverato dal direttore perchè fischietta in corridoio, scatta sull'attenti davanti a lui ma è l'unica volta in cui sorprendiamo un convittore in atteggiamento così militaresco. Paolo, Dani, Mario, Emilio e Sandro li vediamo più spesso sprofondati in morbide poltrone a discutere alla pari con gli adulti che in veste di disciplinati soldatini. E non dimentichiamoci di quando Mario mette in subbuglio tutto il collegio per ritrovare l'orologio che - dice lui - ha perso: il direttore, invece di spedirlo immantinente a letto, autorizza l'uscita notturna di tutti i ragazzi nel parco buio e innevato per ricercare un oggetto che poteva aspettare benissimo l'indomani.

Questo direttore, che tiene molto conto dell'opinione del professor Honey, ha sempre la mano molto leggera con i cinque protagonisti. Decide di passar sopra alla costituzione della società segreta Mano d'Argento perché sa che sono bravi ragazzi; poi li sostiene con intelligenza durante le loro indagini.

Ci sembra anzi che tutti gli adulti che contano, il professor Honey, il direttore, il questore e perfino l'umile brigadiere del paese, siano perfino troppo leali nei confronti delle nostre cinque macchine pensanti: in genere gli adulti tendono ad accaparrarsi tutto il merito di qualsiasi cosa, liquidando i giovanissimi con un paternalistico buffetto sulla guancia. Questo allora come oggi: ma nella "Teleferica" non succede.
Un'altra caratteristica interessante di quest'opera è che non c'è traccia di effetti melodrammatici e inverosimili: niente rapimenti o rischi di morte, per i nostri piccoli eroi, niente salvataggi fortunosi all'ultimo momento.

Per quanto Paolo, Dani e Mario stiano in angoscia, Sandro ed Emilio, usciti di collegio con l'intenzione di arrivare al famoso Forte, non vengono sequestrati dai falsari anche perché sanno disbrigarsi benissimo dall'unico con cui vengono in contatto, l'uomo del pilone, trasformandosi istantaneamente in due Lettere rubate.

E se compaiono delle gallerie sotterranee, importantissime per lo svolgimento della storia, non c'è niente di romantico alla maniera del Mistero del Castello: si tratta di trincee coperte che risalgono alla prima guerra mondiale e quindi perfettamente plausibili. Inoltre con molto buonsenso il direttore e il questore proibiscono agli smaniosi membri della Mano d'Argento di partecipare all'azione di polizia contro la banda dei falsari.


Stella Pagani, 2006