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BIBLIOTECA DEI MIEI RAGAZZI

Quel carretto dipinto sulla via soleggiata da Taormina a Randazzo
A proposito del ritorno della Biblioteca dei Miei Ragazzi

di W. Fochesato

Il seguente articolo (illustrato) a firma Walter Fochesato è stato pubblicato sulla rivista letteraria Andersen n.46, 1988. Si riporta solo il testo per gentile concessione dell'Autore e la Direzione di Andersen.


Durante un corso di aggiornamento si parlava tanto per render la cosa meno plumbea, di libri per bambini. Stavo sottolineando come buona parte della letteratura infantile italiana fosse stata intrisa, per decenni, di moralismo consolatorio, di tristi, quando non truci storie di orfani, di bimbi abbandonati, di monelli puniti,di piccoli vagabondi ravveduti.
Si alzò allora un'insegnante ancor giovane che, con fare deciso, mi disse che sì era tutto vero, ma la Biblioteca dei Miei Ragazzi (non ne avevo ancora parlato) era un'altra cosa. Feci appena a tempo a dire che ero d'accordo, che non intendevo certo confondere gli orfanelli e i perseguitati della collana Salani con, poniamo La piccola Giovanna di Dadone, che successe una cosa ben strana. Molti insegnanti (età, non casuale, fra i 40 e i 60) cominciarono a lanciarsi, a scambiarsi fra loro i titoli della serie in un crescendo di esclamazioni di rimpianto, di preferenze espresse con sicurezza (si andava da La prediletta a Il Mistero del castello da Il braccialetto indiano a La piccola pantofola d'argento)
Potrei citare altri episodi di questi ultimi mesi: dall'amica che nella sua ricca biblioteca tiene al posto d'onore i volumetti della collana e mi chiede in prestito il n. 91 che non riuscì a leggere nella sua infanzia, al piccolo editore di libri (molto belli) per bambini che ricorda come, partendo per le vacanze estive, portasse con sè una valigetta piena di libri e fossero tutti, o quasi, della Biblioteca.
Di recente la Longanesi, che ha ripreso il vecchio e ricchissimo catalogo Salani, ha iniziato a riproporre alcuni dei volumi più amati della serie. Abbiamo per ora (a 12.000 lire cadauno) La teleferica misteriosa, Otto giorni in una soffitta, La tribù dei conigli selvatici, La piccola pantofola d'argento, II segreto dell'uomo di ferro.
Sono riproduzioni perfette, con il fascino intatto delle splendide copertine a colori, delle rilegature apparentemente fragili, ma invece ben più resistenti di altri libri (pensiamo alla Scala d'oro della UTET) dell'eleganza sobria con le figurinette in bianco e nero delle illustrazioni interne.
L'operazione (se ne parlava in due Andersen fa) va sotto il nome di Nostalgia e se giustifico tale titolo quando si ripubblicano altri testi della casa fiorentina (Le fate d'oro di Emma Perodi del 1905, ad esempio) mi sembra che nel caso della Biblioteca tale denominazione appaia piuttosto stretta. Lo affermo proprio pensando agli episodi di cui sopra o ad altri che citava Faeti in un affettuoso articolo sul n. 8 di Millelibri. La Biblioteca dei Miei Ragazzi non è mai morta, è ben viva nel ricordo di non poche generazioni e basta poco (una battuta, un ammiccamento, un raschiar leggero in superficie) perchè torni ad essere fonte viva di emozioni, si ricrei fra i suoi lettori quella sodale, complice, affettuosa solidarietà scostante e restia verso l'esterno, con quel tanto di iniziatico e di "misterioso" che vi è sempre in queste pratiche.
Ma vediamo a questo punto quali erano le caratteristiche di fondo della serie. Iniziata nel 1931 con Il fanciullo che venne dal mare di Manfredo Giannini si concluse nel 1955 al 99o titolo, si interruppe in piena guerra col n. 70 credo; ma in tutto arrivò a 107 titoli considerando che alcuni volumi vennero sostituiti nel dopoguerra.
Si trattava delle opere di Gino Chelazzi con le eroiche gesta belliche ed avanguardisti e con Grande dramma piccoli eroi di M. Rossi Gentile ambientato durante la guerra civile spagnola. Nesuno li amò, pochi li ricordano. Comunque la parte più cospicua e significativa era costituita dalla traduzione dei volumetti delle Editions Gautier Languereau di Parigi, romanzi già apparsi sulla rivista Semaine de Suzette che "si rivolgeva - ha scritto Faeti in un suo saggio del 1979 - a bambine borghesi, cattoliche, raffinate, dolci, sognatrici, coraggiose, piene di buone maniere e intraprendenza". Erano avventure dolenti, complesse, appassionanti ma tutte a lieto fine, con le movenze tipiche del feuilleton, tra orfane, famiglie numerose di buon livello sociale ma talora in difficoltà economiche, patimenti, agnizioni, grandi e piccoli misteri, castelli e segreti, matrigne (talora buone) e colpi di scena, ricomparse e pentimenti. In questi racconti d'oltralpe (in tutto 56) era predominate ed affidato alle ragazze un ruolo attivo fatto di coraggio, di lealtà, d'intelligenza. Sta in ciò uno dei segreti del successo della Biblioteca. Ne La tribù dei conigli selvatici di Andrea Bruyère è Paola a rincuorare o a riimproverare aspramente i due maschietti, è lei ad avere le idee più brillanti (Ma insomma cosa siete? - gridò la bambina indignata - Siete uomini o siete pulcini bagnati?). Orbene tutto ciò, unito alla "quotidianità pacifista, intimista e borghese" delle storie, non poteva non entrare in contrasto con l'universo maschio e guerriero del regime fascista o, negli anni 50, con quel ruolo così netto e preciso da affidare alle donne; scriveva il libro di lettura Anni verdi: Che mestiere fa la mamma? Fa solo la mamma.
Sono storie che si svolgono in gran parte durante la parentesi solare, serena, aperta alle avventure delle vacanze estive. Vi sono malintenzionati da affrontare, antichi passaggi segreti da riscoprire e ripercorrere, merende agresti da consumare.
Sono volumetti che hanno contribuito non poco a formare, a orientare, facendo anche sognare, certo, molti di noi. Dagli anni '30, appunto, fino al declinare degli ani'50. Nella mia infanzia fatta di molti fumetti e giornalini e di non tanti libri, c'è anche il posto per alcuni Salani, uno in particolare: Il carretto dipinto di Pietro Besbre con la squillante e limpida copertina decò di Maria Augusta Cavalieri.
Certo anche le illustrazioni, nei volumetti ripresi dalla Semaine de Suzette contribuivano non poco a sprovincializzare, erano figurette raffinate ed eleganti " assai coquettes - ha scritto Donatella Ziliotto - con abitini molto dissimili da quelli delle lettrici in vesti autartiche"
Forse è solo una battuta ma se qualcuno ha speso il nome di Pippi Calzelunghe, ai "cattivi padri" del '68 si potrebbero aggiungere, e non guasterebbero, i volumetti della Biblioteca dei Miei Ragazzi, giusto a concludere una loro inconsapevole e non voluta missione "eversiva".
Giunti a questo punto si potrà obiettare che tutto ciò fa parte dellla storia del costume e ci si chiederà se le ristampe volute da Mario Spagnol abbiano ancora qualcosa da dire ai bambini e ai ragazzini di oggi.
Viviamo fra piogge acide, effetti serra e buchi di ozono, la prossima Chernobyl è già stata angosciosamente e lucidamente descritta (leggete Dopo la catastrofe di Gudrun Pausewang alla nuova serie Ex Libris della Edizioni E. Elle. Ecco un libro - senza note e indicazioni di lavoro da adottare nella scuola media!). Mentre scrivo, a Genova, stanno scaricando dalla Zenobia fusti di veleni d'ogni genere, nessuno conosce la loro destinazione - ve ne sarà poi una? - la città sembra assistere impotente o indifferente a tutto ciò.
All'infanzia e riservato soltanto lo scimmiottamento dei peggiori comportamenti di finti adulti - avete presente credo Piccoli Fans - per il resto è oggetto di violenze non certo metaforiche.
Ecco io trovo nei "salanini" della Biblioteca dei Miei Ragazzi un tono diverso di speranza, di ottimismo. Sono libri leggeri, garbati, inconsueti, possono ancora insegnare ai nostri figli e ai nostri alunni che in un castello vi sono segrete che aspettano i loro trepidi passi a lume di candela, che ogni cosa, anche una teleferica, può nascondere segreti e che in una soffitta possono ancora celare per otto giorni (non per nove settimane e mezzo) una sfortunata ma sveglia e decisa piccola orfanella in attesa di una nuova mamma.
L'anno scolastico sta per iniziare e io proverò, pian piano senza dir nulla, a "metterli in mano" ai miei allievi. Vedremo.
Walter Fochesato © 1988