Era l'anno 1945, quando mio padre contattò un
certo Padre Carlo affinché mi
trovasse un posto di lavoro.
Qualche giorno dopo il sacerdote ci comunicò che dovevamo presentarci presso la Casa Editrice Salani nel Viale Militare a Firenze (oggi detto Viale dei Mille) dove Mario Salani ci avrebbe accolto per un colloquio. Fu così che una mattina io e mio padre ci recammo alla "Salani":
- Possiamo parlare con il Sig. Mario Salani ? - chiese mio padre alla segretaria
- Mi dispiace - rispose quest'ultima - ma il Salani è impegnato e non può ricevere
nessuno!
Alle parole secche e non troppo cortesi della signorina mio padre rispose (con
l'autorità che lo contraddistingueva) che intendeva incontrare comunque
il Salani.
Ad un certo punto la porta dietro la segretaria si aprì ed apparve Mario
Salani, richiamato probabilmente dalle voci un po' alterate:
- Cosa succede? - chiese.
Si fece avanti mio padre e disse:
- Ci manda Padre Carlo
- Venite, accomodatevi pure
Durante quell'incontro il Salani mi chiese quanti anni avevo e quali studi avevo
fatto:
- Compirò 16 anni a dicembre e ho completato le medie ad indirizzo industriale
- risposi timidamente.
- Benissimo - fece poi rivolto alla segretaria - preferisco questo ragazzo
agli altri che ha almeno ultimato gli studi delle medie inferiori. Da domani
lavorerà con noi!
Il 19 novembre 1945 cominciò così la mia avventura alla Salani.
Alle ore 7,50 mi presentai puntuale
ed entrai per la prima volta in quel meraviglioso complesso tipografico. Era
uno stabilimento completo, ordinato e in tutti i suoi reparti regnava una vera
disciplina. Il lavoro iniziava alle ore 8 e si interrompeva alle ore 12,00 per
la pausa pranzo e nel pomeriggio lavoravamo dalle ore 14,00 alle ore 18,00.
Il Sig. Mario Salani mi accompagnò da quello che sarebbe stato il mio
primo maestro, il "proto": mi mise subito davanti ad una cassa di caratteri
mobili e con l'aiuto di un tabulato mi fece imparare a mente tutte le caselle
dove erano situati, in ordine sparso, tutti i caratteri. Mi consegnò poi
un compositoio (arnese di metallo in cui il compositore dispone le lettere per
formare le singole righe) e mi fece tirare su delle righe che disposi sul banco
di lavoro

LINOTYPE AND MACHINERY LIMITED, UK
The Model Fifty Super Range
1951
|
In quell'anno erano impiegate da Salani 71
persone: IMPIEGATI nr. 10, IMPRESSORI nr. 10, LINOTIPISTI nr. 5, IMPAGINATORI
nr. 3, REVISORI nr. 3, STEREOTIPI nr. 4, COMPOSITORI nr. 3, LEGATORIA nr. 18,
VENDITA nr. 5, APPRENDISTI nr. 3, AUSILIARI nr. 2, MANOVALANZA nr. 2, FATTORINI
nr. 1 MECCANICI ,nr.2
Il mio apprendistato durò circa quattro anni, durante
il quale pur facendo parte sempre del reparto compositori, a settimane alterne
il Sig. Salani mi spostava a prendere visione di tutti gli altri reparti. Cominciai
così dal reparto "Linotype" che era annesso al reparto di impaginazione:
dalle macchine uscivano le righe in piombo che venivano legate in colonna per
passare poi al torchio dove uscivano le prime "bozze di stampa". Le
bozze venivano poi portate al reparto dei Revisori per la prima correzione.
Dopo la prima correzione venivano impaginate e riscontrate fino ad essere
pronte per la stampa. In seconda fase si passava al reparto "Stereotipia" ,
dove le lastre di piombo venivano fuse su speciali matrici da inserire nelle
macchine da stampa e dove la lavorazione doveva essere particolarmente accurata.
In terza fase si passava alla stampa vera e propria: le macchine da stampa erano
situate in 2 grandissime sale, erano otto di vari formati e di marca rigorosamente
tedesca.
Le lastre di piombo arrivavano dalla stereotipia mediante binari (molto
simili a quelli ferroviari che collegavano tutti i reparti e i magazzini) e si
procedeva dunque alla stampa del testo dei volumi. I fogli stampati, man mano
che erano pronti, venivano portati nella "Legatoria". La legatoria,
mi affascinò alquanto: era dotata di macchine straordinarie: 1 piegatrice,
2 cucitrici, 1 "messa assieme" e 1 "messa in coperta". Era
l'unica legatoria a Firenze che faceva il cartonato.
Una volta completata la lavorazione i libri venivano riscontrati tramite
il personale addetto e poi passati al "Reparto vendite". Qui venivano
effettuate le spedizioni alle sedi dei nostri concessionari e alle messaggerie
presenti allora in Italia.
Nel 1949, dopo gli anni di apprendistato, diventai operaio di 3a categoria continuando a far parte del reparto compositori ed impaginatori. Nel 1951 mi passarono alla 2°categoria con un premio del 9% aggiuntivo perché le mansioni che svolgevo erano ormai praticamente quelle del "proto". Sempre durante lo stesso anno fui chiamato ad assolvere il servizio militare a Bari.
Rientrai a lavoro a maggio del 1952 ed allora continuai a seguire tutte le fasi della lavorazione rimanendo aiutante proto.
Quelli furono anni veramente felici, amavo veramente il mio lavoro e quando prendevo in mano un libro finito era per me oggetto di grande soddisfazione! Purtroppo dietro le quinte qualcosa stava succedendo e nel 1958 provai un grande dolore: lo smembramento di quel glorioso Stabilimento al quale stavo dedicando tutta la mia vita con vera passione! Cominciammo a sgomberare e i macchinari furono in parte acquistati dalle "Officine Grafiche dei Fratelli Stianti" di San Casciano in Val di Pesa, insieme a tutti i caratteri tipografici e la macchina Linotype e in questo nuovo stabilimento ebbero mandato di stampare per la "Casa Editrice Salani".
La "Salani" si stabilì allora in Via Arnolfo a Firenze, i magazzini della carta e i materiali di stereotipia e cliché in Via Niccolò da Uzzano; un altro magazzino nacque in Via della Mattonaia. Da qui in poi cominciò per me il lavoro più duro, dovevo far uscire i libri seguendo la lavorazione presso varie tipografie non solo presso lo Stabilimento Stianti ma anche presso la "Legatoria Olivotto" a Vicenza e per la stampa presso la "STEB" di Bologna.
All'inizio degli anni '60 la casa editrice fu acquistata dal Dott. Mirko Skofic, allora marito della nota attrice Gina Lollobrigida, che aveva già una casa editrice a Roma "Arti e Scienze" in Largo Messico.
Il ricordo che ho del Dott. Skofic è quello di una persona cordialissima che dedicò grande passione alla nuova gestione della ditta continuando a cooperare con il Sig. Salani.
Il nuovo apporto di capitale offrì la possibilità di pubblicare opere molto importanti quali : "La Sacra Bibbia" (1961- tradotta dai testi originali a cura del Pontificio Istituto Biblico di Roma), "La Divina Commedia" illustratata da Salvador Dalì (1963-1964) e "La Somma Teologica di Tommaso d'Aquino" in 35 volumi" che fu curata dai Padri Domenicani di Fiesole.
In quell'occasione conobbi Padre Tito Centi, grande teologo e molto legato a Giorgio La Pira.
Fu lui stesso a celebrare le mie nozze il 28 Ottobre del 1962 (e successivamente anche quelle dei miei figli e il battesimo di tutti e due i miei nipoti Thomas e Federica) nella Chiesa di sant'Ambrogio a Firenze.
In tale occasione, quando comunicai al Sig. Mario Salani che mi sarei sposato e che sarei stato onorato della sua presenza al mio matrimonio, lui mi rispose:
- Mi fa molto piacere il suo invito, non solo sono lieto di partecipare alle sue nozze, ma voglio essere il suo testimone!
A quelle parole rimasi veramente senza fiato, ma allo stesso tempo compresi che Mario Salani doveva in qualche modo avere una grande stima di me e non potevo deluderlo! Successivamente nel 1963 mia moglie rimase in attesa del nostro primo figlio.
Un giorno Mario Salani mi chiese:
- Avete già scelto il nome?
- Non ancora - risposi.
Era appena morto Giovanni XXIII ed era in atto il conclave per l'elezione del nuovo Papa
- Bene, mi piacerebbe che Vostro figlio portasse il nome del nuovo Papa!
Fortunatamente elessero Papa Paolo VI e noi chiamammo Paolo il nostro bambino!
Ricordo ancora con tristezza l'annuncio della morte di Mario Salani. Era il
settembre del 1964, quando una sera il figlio dottore, Graziano, lo andò a visitare perché non
si sentiva molto bene:
- Stai tranquillo, babbo, non hai niente di grave!.
Ma quella stessa notte Mario morì nel sonno e fu la stessa moglie Lucia che l'indomani si recò in
ditta per darci la notizia.
Mario fu sepolto nella cappella di famiglia al cimitero di Soffiano in Firenze.
Con la scomparsa di Mario Salani si chiudeva definitivamente la migliore epoca della Casa Editrice, anche perché di lì a poco una calamità naturale contribuì a darci un nuovo duro colpo: l'alluvione di Firenze del 1966.
Fu un vero disastro, nei nostri magazzini l'acqua arrivò fino a 6 metri di altezza e il fango seppellì carta, piombo e cliché. Senza perderci d'animo, come fecero in ogni parte tutti i cittadini di Firenze, ci "rimboccammo le maniche" e
portammo tutto presso il convento del Padri Domenicani di Fiesole.
Lavammo tutto il piombo: erano tonnellate e tonnellate!! Trovammo un nuovo magazzino in Via Cittadella a Firenze e di nuovo un trasferimento! In quel periodo la tipografia, che nel frattempo non si era adeguata alle nuove tecniche di fotocomposizione e Offset, si vide costretta a fare la "velinatura" a centinaia di volumi.
Negli anni a seguire, sentivo che il mio lavoro non mi appagava più come
prima e vivevo nel rimpianto di quel meraviglioso stabilimento del Viale Militare
a Firenze.
Ora stava finendo tutto: il Dott. Skofic che aveva portato tanta passione all'azienda divenne socio minoritario. Non si riusciva a tenere in vita l'azienda. Purtroppo non ci fu sbocco: venne proposto il concordato preventivo, ma fu l'anticamera del fallimento!
Con questa mia breve storia, ringrazio tutti coloro che hanno amato e
continuano ad amare "il libro" come l'ho amato io, ma soprattutto a chi contribuisce a mantenere vivo il ricordo della "Casa Editrice Salani" e
delle sue migliori opere.
©Piero Frediani, Settembre 2006