Si tratta, come si sarà capito, degli otto testi italiani che dichiaratamente
facevano propaganda al regime fascista. Oggi sono dimenticati, al di là di ogni ideologia, soprattutto perché rispetto agli altri della collana sono stati fruibili da parte dei piccoli lettori soltanto per un numero di anni limitatissimo. Infatti il primo Sim ragazzo abissino (n° 27) è del 1936 e l'ultimo I Piccoli Cavalieri di Malta (69) del 1942. Può darsi che nel 1943 si sia dato corso a delle ristampe ma ad ogni modo la loro visibilità durò ancora per poco, se si pensa che nel 1945 gli elenchi non ne portano più traccia mentre poco tempo dopo appaiono le sostituzioni. Per esempio chi scrive, avendo cominciato ad appassionarsi alla BMR nel primo dopoguerra, non ne sospettò, da bambina, neppure l'esistenza.
Si aggiunga che si tratta di romanzi di avventure e di guerra con protagonisti
rigorosamente maschili, che forse non riscossero il gradimento pieno delle giovanissime
lettrici di allora, più propense ad interessarsi alle vicende di Editta
di Ferralba, Teresa di Morande, Claudia di Mont-Servat e di altre coraggiose
bambine: ed ecco che abbiamo tolto un'altra “fetta” di pubblico ai nostri otto
libri. Non dobbiamo meravigliarci, quindi, che su di essi sia caduto presto un
completo oblio.
Meritato?
Questa è la domanda che l'autrice di questo articolo si è posta:
prescindendo, lo si ripete, dall'ideologia a cui si ispirano, sono stati, questi
otto libri o almeno alcuni di essi, una lettura piacevole e gratificante per
i piccoli lettori di allora?
Vediamo di esaminarli.
La parte del leone la fa Gino Chelazzi ( del resto l'autore più prolifico
della BMR: diciassette opere) con sei titoli: oltre i due citati, Euro ragazzo
aviatore (34) , Euro ritorna: la freccia azzurra (53) , Saettino
puro sangue meneghino (39) , Il figlio dell'emigrato (67) . Ugo
Scotti Berni firma Il talismano del 23° stormo (30) e
Maria Rossi Gentile Grande dramma, piccoli eroi (48).
Sei di essi sono avventure di guerra: Sim ( d'ora in poi per comodità abbrevieremo
i titoli) e Il Talismano riguardano la guerra d'Etiopia (1935/36): Grande
dramma ed Euro ritorna quella di Spagna ( 1936/39): L'Emigrato e I
Piccoli Cavalieri la seconda guerra mondiale. Fanno eccezione il primo Euro ,
cronaca di un'avventura alla Verne intorno al mondo: per la sua analisi la scrivente
rimanda al suo articolo, apparso su questo stesso sito, Studio felino in
bianco e nero : e Saettino, molto diverso dagli altri sette, che
esamineremo per ultimo.
Ed ecco le trame.
La serie è inaugurata proprio da Chelazzi con il suo Sim .
Nella colonia Eritrea il principe Fabio di Otricoli libera una carovana di schiavi
dai feroci negrieri che li avevano rapiti: fra le vittime salvate nota un bambino
etiope all'incirca decenne, di grande bellezza e dolcezza, in pessime condizioni
di salute. Lo fa curare, gli mette il nome di Simon Mareb ( il luogo presso il
quale lo aveva liberato) detto Sim, e lo porta con sé in Italia a vivere
con la sua famiglia. Intelligente e studioso, Sim apprende con rapidità l'italiano
e a scuola diventa bravissimo.
Tuttavia si presenta subito un problema. Sim si rende conto che mentre tutti
gli altri familiari del principe lo hanno accettato, il suo primogenito, il dodicenne
Paolo, non lo può soffrire. Paolo è un bravo ragazzo e cerca di
non far pesare la sua ostilità verso il nuovo arrivato: ma Sim, accorgendosi
di aver creato disagio ai suoi benefattori, decide di lasciare la loro casa e
addirittura l'Italia. Allontanatosi senza spiegazioni, riesce a tornare fortunosamente
in Africa dove diventa il reuccio di una piccola tribù etiope.
Invano il buon principe d'Otricoli lo cerca dappertutto: alla fine è proprio
Paolo a scoprire ciò che è avvenuto di Sim e, ormai pentito della
sua precedente malevolenza, parte con il padre per andare a riprenderlo, se possibile.
Ma giunti in Etiopia padre e figlio vengono separati e Paolo si ritrova prigioniero
insieme a Sim, che è stato detronizzato e catturato dai nemici della sua
tribù. La soluzione della vicenda sarà rappresentata dalla guerra
d'Africa: dopo la vittoria italiana il principe d'Otricoli ritrova e libera i
due ragazzi. Torneranno tutti in Italia, Paolo e Sim ormai da buoni fratelli.
Veniamo al Talismano. Il piccolo Mardoccheo,Epifanio, Evasio,Anacleto,Venanzio
Formiconi, detto Ino, figlio di Senofonte, un agiato salumiere fiorentino, è un
ragazzetto mingherlino dalle mille curiosità ma insieme svogliato e, malizioso.
La scuola è la sua bestia nera, bighellonare per strada il suo ideale
di vita. Ma quando suo padre si arruola volontario, partendo per la guerra d'Africa,
in un soprassalto di affetto e ardore patriottico Ino lo segue, imbarcandosi
clandestinamente su un aereo militare. Giunto in Africa, per pura fortuna sventa
un colpo di mano degli indigeni contro gli aviatori italiani. Da allora diventa
la mascotte del 23° Stormo da bombardamento, con il soprannome di Amuleto
Fortunino. Gravemente ferito nel corso di una missione, si salva tuttavia e si
riunisce al padre: conquistata Addis Abeba, gli viene dato il grado onorario
di caporal maggiore.
Passiamo ai testi ambientati durante la guerra civile spagnola. In Grande
dramma due famiglie di origine italiana abitano due villette contigue in
un tranquillo paesino spagnolo. Rodrigo e Rosita Federici hanno un unico figlio,
Romiro, e i loro fraterni amici Pedro e Carmelita Romani sono i genitori di Diego,
di due anni minore dell'altro ragazzo. In seguito alla prematura morte di Pedro
e Rosita, i loro vedovi si sposano fra di loro, ricreando per i due bambini una
famiglia serena e affettuosa.
Romiro ha dodici anni e Diego dieci quando, a turbare questo quadro idilliaco,
scoppia la guerra civile. Rodrigo si arruola subito tra i Franchisti e parte
per una lontana destinazione. Poco dopo la regione in cui vive la sua famigliola
viene invasa da quelli che l'autrice definisce sempre “i Rossi”. Carmelita, moglie
di un franchista, viene subito arrestata: i due bambini riescono a fuggire mentre
la loro casa viene data alle fiamme.
Comincia per Romiro e Diego un'odissea fatta di fame e di soprusi: nel paese
occupato dai Rossi nessuno ha il coraggio di accoglierli e, mentre si allontanano
alla vana ricerca della madre, vengono derubati dei pochi soldi che hanno e variamente
maltrattati. Solo un vecchio prete, in un altro paese, li ospita e li sfama:
ma viene ucciso dai Rossi sull'altare mentre celebra la messa.
Catturati, i due bambini vengono condotti in campo di concentramento per essere
adibiti, con altri ragazzini, a una missione quasi suicida: condotti sulla montagna
dovranno tagliare certi reticolati di protezione messi dai Franchisti per sbarrare
il passo al nemico.
Pensando al loro padre, Romiro e Diego, già con le tenaglie in mano,
si rifiutano di agire: stanno per essere uccisi dai militari che li sorvegliano
quando un'enorme esplosione segnala la riscossa dei Franchisti. Di tutto il gruppo
dei bambini si salvano solo Diego, che è illeso, e Romiro, gravemente
ferito. Raccolti dai Franchisti e portati in un ospedale, i due ragazzini vengono
riconosciuti da un commilitone di Rodrigo così che possono riunirsi al
padre ed hanno la consolazione di sapere che anche la madre è salva. Condannata
alla fucilazione, Carmelita era stata salvata dai Franchisti a poche ore dall'
esecuzione. Alla fine Rodrigo manda in Italia moglie e figli: lui rimarrà a
combattere per la sua patria adottiva.
Nel secondo libro di Euro, il determinato ragazzo quindicenne tormenta
il padre perché lo porti con sé a combattere nel conflitto spagnolo.
Con un soprassalto di buon senso l'ingegner Alati vorrebbe lasciarlo a casa ma
non c'è verso: è costretto a condurlo con sé. In Spagna
padre e figlio compiono ardite incursioni contro i Rossi servendosi della Freccia
Azzurra di cui al titolo: un elicottero silenziosissimo…
Il figlio dell'emigrato ci trasporta in Francia all'incirca nel 1938
quando il protagonista, Giovanni Bonavia detto Zanetto, ha dodici anni. Zanetto è figlio
del muratore Francesco, costretto dalla miseria ad emigrare in Francia quattro
anni dopo la fine del primo conflitto mondiale, e di sua moglie Angelina: quest'ultima
un tempo domestica presso la famiglia Carloni di Venezia,ha voluto dare al suo
figlioletto il nome di Giovanni in omaggio al suo padroncino di allora, quello
che, bambino ancora, era scappato di casa per andare in guerra, tornandone insignito
di una medaglia d'argento. Chelazzi aveva narrato questa avventura ne I ragazzi
di San Marco (n° 45) .
La famiglia vive in un sobborgo di Parigi, abitando in una casetta che l'abile
muratore ha costruito con le sue mani. I Bonavia non sono certo ricchi ma non
mancano di niente: a scuola Zanetto, intelligente e studioso, è sempre
il primo. Ma non è di certo un ragazzo felice. Infatti si trova sempre
in contrasto con i compagni francesi dato che rivendica orgogliosamente la propria
italianità. Soprattutto lo fa infuriare la pretesa del maestro di francesizzargli
il nome in Bonchemin…
Purtroppo sono tempi duri per gli italiani: per poter continuare a lavorare
Francesco è costretto a prendere la cittadinanza francese, con quale amarezza
sua e del figlio si può ben immaginare.
1 settembre 1939: scoppia la seconda guerra mondiale, Bonavia, cittadino francese,
viene arruolato nell'esercito. L'Italia è ancora neutrale ma comunque
alleata dei nazisti: comprendendo che prima o poi gli toccherà prendere
le armi contro i suoi connazionali, il padre di Zanetto preferisce disertare.
Cercherà di passare in Italia mentre moglie e figlio lo seguiranno quando
potranno.
Ma Angelina e Zanetto si trovano presto in guai grossi: la gendarmeria li
perseguita perché rivelino che fine ha fatto il disertore Bonavia e i
vicini li vedono sempre più di malocchio, finchè, sobillati da
un perfido compagno di scuola del ragazzo, danno fuoco alla loro casetta. Scampati
a stento, madre e figlio vengono rinchiusi in un campo di concentramento dove
subiscono maltrattamenti e patiscono la fame.
Ma nel giugno 1940 la Francia, invasa dai nazisti, deve chiedere l' armistizio.
Angelina e Zanetto, liberati, possono tornare in Italia dove si ricongiungono
a Francesco,che, riuscito fortunosamente ad arrivare in Italia, si è arruolato
nell'esercito. La famigliola si trasferirà in Friuli. Un particolare:
appena giunti in Italia i Bonavia si imbattono in Zanetto Carloni, l'audace ragazzo
di San Marco divenuto un giovane tenente colonnello dell'esercito.
Nell'ultimo libro, I piccoli cavalieri di Malta, ci troviamo a La
Valletta, poco prima dell'inizio della seconda guerra mondiale. Un gruppo di
ragazzi appartenenti alle migliori famiglie del luogo si è riunito in
una setta segreta, quella appunto dei Piccoli Cavalieri, della quale è a
capo il Piccolo Maestro, nella persona dell'insospettabile Giannino d'Altavilla,
adolescente ritenuto alieno dalla politica e fragile di salute. Scopo della setta è salvaguardare
l'italianità di Malta, messa in pericolo dalla dominazione inglese sull'arcipelago:
degno rappresentante ne è il governatore lord Strickland, particolarmente
odioso ai piccoli Cavalieri perché, figlio di madre italiana, ha vissuto
molto tempo in Italia eppure è il più accanito nemico dei suoi
quasi connazionali.
Quando lord Strickland proibisce l'uso della lingua italiana nelle scuole,
la misura è colma: i piccoli Cavalieri decidono di compiere un'azione
spettacolare. Riuniti nelle Catacombe di Casal Paola, essi elaborano il piano
di rapire il governatore per processarlo e condannarlo a morte, si intende “con
la condizionale”: vale a dire che lo libereranno con un cartello al collo indicante
le sue malefatte anti-italiane, paghi dell'orribile figura che gli avranno fatto
fare.
Il piano è stato studiato minuziosamente ma fallisce perché un
biglietto anonimo ( e sgrammaticato) avvisa lord Strickland di non passare una
certa sera per una certa strada di campagna con l'automobile… cosicchè i
Piccoli Cavalieri, giunti sul luogo dell'imboscata, si trovano di fronte la polizia
e si salvano a stento mentre uno di loro, Sceberras,viene catturato e condotto
in carcere, dove subisce pesanti interrogatori.
Gli altri ragazzi tornano alle Catacombe e presto fra di loro è lite:
ognuno accusa l'altro di essere il traditore che ha mandato a monte il piano
e neppure Giannino d'Altavilla è esente da sospetti. Ma a questo punto,
con grande meraviglia di tutti, compare in mezzo a loro una bimbetta che si accusa: è stata
lei la spia. Si tratta di Estella, figlia del custode maltese delle catacombe:
avendo ascoltato, non vista, il piano studiato dai congiurati contro Strickland,
ha creduto, a causa della sua scarsa conoscenza dell'italiano, che il governatore
sarebbe stato ammazzato sul serio e per questo lo ha messo sull' avviso. Ma ora,
rassicurata, offre ai ragazzi un aiuto prezioso cioè la sua conoscenza
di una parte delle Catacombe di cui essi ignoravano l'esistenza.
Così è possibile elaborare un piano per liberare Sceberras.
Il ragazzo, messo sull'avviso, finge di voler tradire i compagni e guida i gendarmi
di Strickland alle Catacombe: ma nel sotterraneo i Cavalieri, piombando sul gruppetto,
liberano il prigioniero e si dileguano nei corridoi mostrati loro da Estella.
Purtroppo Giannino viene raggiunto da un colpo di arma da fuoco a una gamba:
ciò significa che anche lui, come Sceberras, dovrà restare in clandestinità almeno
finchè non sarà guarito. Con la complicità dei genitori
Altavilla, che procurano un medico e i viveri, i due ragazzi si rifugiano in
certe grotte alte sul mare, al sicuro dalle perquisizioni e dai rastrellamenti
ordinati dal governatore in tutta l'isola.
10 giugno 1940. L'Italia entra in guerra e immediatamente gli obiettivi militari
di Malta vengono bombardati dalla nostra aviazione. Intanto il destino si incarica
di punire il perfido Strickland, che muore d'infarto.
Ad ogni modo i Piccoli Cavalieri a Malta non possono più fare granchè di
utile alla causa. Pertanto Giannino decide di raggiungere la Sicilia insieme
a tutti i compagni che vorranno seguirlo. Riesce a radunarne un certo numero
e tutti insieme prendono il mare su un piccolo veliero. L'intenzione, una volta
raggiunta l'Italia, è quella di combattere a fianco dei connazionali fino
al giorno in cui, con la vittoria, Malta diventi italiana. E dopo una traversata
che ha i suoi momenti di pericolo anche notevole, gli ardimentosi ragazzi raggiungono
la Sicilia, accolti, sulla spiaggia, con affetto ed entusiasmo.
Abbiamo così esaminato sette degli otto libri dimenticati. Rispondendo
alla domanda iniziale, possiamo dire subito che il loro valore è vario:
alcuni sono interessanti, tali da far ritenere che i bambini di allora li abbiano
letti molto volentieri, altri francamente noiosi, non devono aver entusiasmato
nessuno nemmeno allora.
La prima lieta sorpresa è rappresentata da Sim. E' un testo
ricco di avventure e di colpi di scena,che ci fa conoscere ambienti esotici minuziosamente
descritti. Sia Sim che Paolo risultano ben delineati e simpatici. A tratti una
certa enfasi retorica risulta evidente ma non al punto di diventare fastidiosa.
Più piacevolmente ancora si legge il Talismano. Mardoccheo-Amuleto,
il protagonista, risulta accattivante sia nella prima parte, quando è un
monellaccio fiorentino del tutto refrattario alla scuola, linguacciuto e traffichino,
sia nella seconda, piccolo eroe che tuttavia non si prende – lui per primo -
tanto sul serio da eccedere in patetismo.
Le cose cambiano con i due libri dedicati alla guerra di Spagna, che sono
i più deboli della serie.
Il guaio di Grande dramma non è rappresentato dall'ideologia
della Rossi Gentile anche se essa è la più schierata di tutti gli
autori, ma dalla gonfia retorica di cui è rivestita tutta la narrazione
anche nelle parti non propriamente guerresche come la prima ( la descrizione
delle felici famiglie Federici e Romani). Un tono più asciutto e più sommesso
sarebbe stato tanto di guadagnato. Quanto al ritorno di Euro… beh, è solo
noia.
L'Emigrato è un gradino più su: non è illegibile
ma ha un che di freddo, come di esercitazione letteraria: l'abile mestiere dell'autore
prevale sulla commozione, nonostante tutto quello che è messo in campo:
violenze, incendi, fughe, rastrellamenti, campi di concentramento, perfino epiche
nuotate (Francesco arriva in Italia via mare, nuotando da Mentone a Ventimiglia).
I Piccoli cavalieri è il più utopico, forse, ma non
certamente il peggiore. E' un discreto libro di avventure cui giova l' incantevole
ambientazione nell'arcipelago maltese.
Discorso a parte per Saettino , testo che, oltretutto, di fascista
ha ben poco: la sua caratteristica ideologica più notevole rimane senz'altro
la copertina, d'altronde graficamente assai riuscita, tanto da essere diventata
un oggetto di culto. E' vero, Saettino si definisce sempre con grande fierezza balilla
moschettiere, non manca ad un'adunata, è ammirato dai compagni e
stimatissimo dai superiori: ma in fondo potrebbe essere benissimo anche un boy
scout altrettanto apprezzato da gregari e dirigenti. Insomma, la sua appartenenza
ai Balilla fa soltanto da sfondo.
Inoltre la vicenda si svolge rigorosamente in tempo di pace, senza la minima
allusione a vicende belliche o ad avventure esotiche anzi l'azione non si sposta
da Milano.
Ettore Carretta, detto Saettino per la velocità dei suoi spostamenti, è un
dodicenne energico, instancabile e linguacciuto. Vive in un caseggiato piccolo
borghese con i genitori e i fratelli maggiori. Con le sue doti di prontezza e
di cuore sgominerà una banda di falsari, riuscendo anche a liberare la
signora Filomena, nonna della sua amichetta Mirina, rapita dagli stessi malviventi
i quali volevano impadronirsi dell'ingente patrimonio spettante a lei e alla
nipotina.
Questo bel risultato Saettino non lo ottiene senza fatica e lacrime: ad un
certo punto il suo stesso padre lo prende per bugiardo e incosciente, accusandolo
di avergli fatto perdere il lavoro. Il signor Carretta, infatti, è un
impiegato nella ditta che faceva da schermo all'attività dei falsari:
impressionato dai racconti di Saettino si licenzia, per poi scoprire che non
ci sono prove a sostegno delle accuse del ragazzo dato che i malviventi riescono,
in un primo tempo, a cancellare ogni traccia dei loro misfatti. Così Saettino,
passando per mitomane e calunniatore, viene anche allontanato da casa: ma poi
tutto si aggiusta e i suoi grandi meriti vengono riconosciuti.
Come si può capire dal riassunto, si tratta di un Chelazzi di buona
fattura che segue uno degli schemi più cari all'autore: il protagonista è un
ragazzo sveglio, di buon cuore e di buoni sentimenti, che riesce ad appianare
gravi difficoltà sue e della sua famiglia. In altre parole, Saettino si
riallaccia ad opere che l'autore scrisse in periodo pre e post fascista, da Il
romanzo di un ragazzo (5) a, per esempio, Tonino l'inventore (65).
Eliminati Euro, Saettino, Giannino e tutti gli altri, le sostituzioni degli
otto titoli “fascisti” attinsero a diversi filoni narrativi. Sim, Grande
dramma e L'Emigrato vennero rimpiazzati da tre Suzette, cioè rispettivamente I
giganti di Roccaforte, Le signorine dell' arcobaleno e Il vecchio mulino:
Il Talismano e Saettino da due testi italiani, Lo strano tesoro
dei Ma-Gi e Sussi e Biribissi: per gli altri si ricorse alla narrativa
anglosassone: al posto del primo Euro fu inserito La “Perla” ripescata e del
secondo Vita d'America, vita felice : i Piccoli Cavalieri fecero
spazio a Otto sabati. Le ultime due sostituzioni misero per la prima
volta a contatto i giovani lettori della BMR con il modo di vita dei loro coetanei
americani. Si spalancava davanti a loro un altro mondo, un'altra mentalità.
Così Euro e gli altri, con le loro drammatiche avventure che apparivano
ormai oltre che condannate dalla storia nella loro cornice ideologica anche del
tutto fuori moda, indietreggiarono per sempre nell'ombra.
… abbiamo espresso il nostro parere. Ci piacerebbe ora conoscere quello di
qualcuno dei piccoli lettori di allora.
copyright Maria Santini© 2010 per www.bibliotecadeimieiragazzi.com