Piuttosto bene, direi.
- Io la sera mangio la minestrina, poi un uovo a bere oppure petto di pollo o del pesce. Poi crema o un gelato o un budino o fragole con la panna…
Parola della terribile Colombina-Mirella, la piccola fuggiasca di "Una dozzina più uno".
Una cena sostanziosa ma delicata, adatta ad una bambina di cinque anni quale Mirella è. Del resto tutti gli altri piccoli protagonisti della BMR, salvo traversie particolari, mangiano bene e in una maniera che su per giù potrebbe incontrare il gusto dei ragazzi di oggi, salvo la quantità veramente cospicua di fette o fettone di pane e burro oggi sostituite, ahimè, dalle merendine.
A parità o quasi di vivande, ciò che è diverso rispetto ad oggi è il rapporto che hanno i ragazzi della Biblioteca con quella che chiamerei la gestione dell'alimentazione. Intendo dire che non esiste nei libri uno sbattere continuo degli sportelli delle ghiacciaie e delle credenze, entrambe legittime antenate dei nostri frigoriferi: i bambini di allora non si permettevano di servirsi da soli e ricevevano sempre il cibo dagli adulti a meno di non essere maleducati o discoli. La mia non è una considerazione moraleggiante ma pratica: allora le madri erano tutte casalinghe, c'erano le tate, le domestiche, le cuoche perfino le zie zitelle: oggi servitù fissa non ce n'è,le zie single fanno la loro vita, le madri lavorano, rientrando tardi, e se i ragazzini non si servissero dal frigorifero morirebbero probabilmente di fame .
Ma torniamo a noi. Per illustrare quanto sopra detto, prendiamo il caso dei simpaticissimi Francesco, Alano e Maurizio d'Aufran (“Otto giorni in una soffitta”), ragazzi molto amati e coccolati. Mangiano bene e se hanno ancora fame o desiderano una golosità non devono fare altro che chiedere a Maria, la tata, o a Leonia, la cuoca: verranno subito accontentati. Però il self-service non è incoraggiato: i tre ragazzi devono sempre chiedere . Inoltre nonostante l'abbondanza delle provviste ( è una casa di benestanti) Maria tiene il conto di tutto, fin dell'ultima fetta di salame, ragion per cui crede di avere le traveggole quando gli avanzi della tavola o i dolciumi riposti nella credenza scompaiono misteriosamente…lei infatti ignora la presenza di Nicoletta in soffitta! Quella Nicoletta alla quale i piccoli d'Aufran portano ogni ben di Dio: pollo, patate fritte, olive, focacce, dolci , frutta,senza contare la minestrina che le cucinano espressa quando la bambina sta poco bene… Nelle stesse condizioni, costretti a prendersi cura della fuggiasca Mirella così come i d'Aufran avevano fatto con Nicoletta, i ragazzi San Patrizio (che razza di cognome! I guasti dell'italianizzazione) non mostrano altrettanta inventiva: tentano di nutrire la loro Colombina con biscotti e nocciole e la tremenda bambina si ribella, descrivendo la sua raffinata cena abituale .
Non mancano le trasgressioni all'ordine costituito in materia di cibo e proprio da chi meno ce l'aspetteremmo. E' proprio Bella, la gentile ragazzina dai modi raffinati (“Le prigioniere di Casabella”) a darci questo dolore: avendo organizzato, con il gemello, i cugini e gli amichetti una merenda all'indiana, si reca nel pollaio con l'antipatica Sabina ma è lei, l'eroina positiva, a far razzia di uova e quel che è peggio a tirare il collo a un galletto…Mi domando:a parità di disobbedienza, quale ragazzina altoborghese e di raffinata educazione , avrebbe lo stomaco, oggi, di ammazzare un pollo e in maniera così crudele?
Ma la merenda di Bella and company, pollo allo spiedo e frittata, è atipica : in genere le merende della Biblioteca prevedono cioccolata, marmellata, torte, biscotti, pasticcini e l'onnipresente pane e burro. Ci sono poi le merende rustiche presso i contadini, sempre servizievoli ed affettuosi con i “padroncini” e i loro amici: allora sulla tavola della fattoria compare un altro alimento onnipresente, la schiacciata: cosa abbiano inteso i nostri traduttori con questo termine non è chiaro.
Non si può completare l'argomento “merende” se non si cita quella suprema, la Merenda delle Merende: quella cioè offerta da Tommaso-Musone (“Le signorine dell'arcobaleno”) alle sue sette piccole e amatissime amiche nell'aranciera del suo superbo castello. Vediamo:
“Le fanciulle ammirarono…le pile di leccornie: ciambelline dorate, biscotti odorosi e croccanti di cui erano pieni alcuni vassoi disposti ai quattro angoli della tavola, nel mezzo della quale, in coppe profonde e ben capaci, campeggiavano creme saporose, mentre grandi fruttiere piene di frutta dai mille colori facevano da cornice a un dolce monumentale: il re della festa. Fu anche servito un bicchierino di vino dorato che colorì di un bel rosso vermiglio tutte quelle fresche guance”
E dire che i castellani di Maisonneuve erano ormai spiantati…
A proposito del vino. Oggi nessuno si sognerebbe di servirlo ad una merenda di bambini e i bambini, sia detto a loro onore, neppure lo vorrebbero. Invece a quanto pare ai tempi BMR sembrava normale far bere alcoolici anche a fanciulli sotto i dieci anni. Si beve sia nelle merende del tipo di quella descritta sopra che in quelle rustiche, di campagna. Gianni e Susetta Monenti (“Il segreto dell'uomo di ferro”), ospiti nella casetta contadina di Guglielmo, il padre della scioccherella Titina, accompagnano la torta di susine con del vino rosé. I ragazzi d'Aufran ne portano una tazza piena a Nicoletta anche se in questo caso l'autrice commenta che essi non avevano idea di quello che si deve dare a una bambina.
Oltre il vino , vi sono altre trascuratezze da parte dei “grandi”. Il delizioso Giorgio, detto Bubi (“Pasqua radiosa”) si ingozza di dolci dalla mattina alla sera: avrà anche avuto un'ottima digestione ma nessuno pensava al danno per i suoi denti? Non pare proprio. L'imbranata cugina Passerotto (“Avventure a lieto fine”) impone in casa Mariani un menu domenicale di vitello in umido con fagioli seguito da frittelle di mele…e ci rimane malissimo quando il piccolo Ninì se ne ingozza, presentando presto i sintomi di una bella indigestione.
Per finire, vediamo, in più di un libro (per esempio “La casa misteriosa”) che il capofamiglia ha l'abitudine di far inzuppare ai figli una zolletta di zucchero nel suo caffè. Ma il signor di Rouvrais di figli ne ha cinque: quanto caffè gli sarà rimasto?
©2006, Alina di Collefiorito.