Torri merlate, tortuosi corridoi, inquietanti sotterranei

di Alina di Collefiorito


Le Château d'Anna, Les Baumettes, Alpes Maritimes, 1905

 

... e passaggi segreti, tanti. Pareti apparentemente lisce o specchiere o enormi quadri che con un lieve tocco nel punto giusto si spalancano su una buia cavità o una rampa di gradini di cui non si vede la fine mentre una folata di aria umida e stantia si spande all'intorno...

Il castello come protagonista della vicenda. Era questo per me e, credo, per tanti altri bambini “BMR”, uno dei lati più affascinanti della lettura di quei libri che non siamo mai riusciti a dimenticare.

Alcuni di questi manieri sono famosi. Forse più di tutti lo è Roccabruna ( Per l'onore di Roccabruna) : uno splendido edificio rinascimentale pieno di luce, circondato da un magnifico parco. E' una dimora molta amata e resa calda e allegra dai numerosi ragazzi che i marchesi di Roccabruna invitano spesso a far compagnia al loro nipote Guido. Il maniero ha la sua brava leggenda, legata alla Torre del Nascondiglio, un cupo bastione medievale, sopravvissuto all'incendio che distrusse il resto della costruzione e collegato mediante un dedalo di corridoi all'edificio rinascimentale. La Torre del Nascondiglio ha quindi mura spesse, feritoie profondamente incassate e una ripida scala a chiocciola che conduce nella sala superiore. Qui la marchesa Iolanda aveva nascosto le sue gioie, qui, dopo tanti secoli, Carlo Ripont, il famoso povero svizzero decaduto , che in realtà è la spia di una potenza straniera, ha celato il portafogli di cuoio violetto che contiene la prova dell'innocenza di Guido. Da qui Maria Rosa, esanime ai piedi della scala, viene rapita per essere internata in una clinica psichiatrica: ma sempre qui la coraggiosa ragazzina si prenderà la rivincita, quando per opera sua Ripont viene arrestato di fronte al nascondiglio spalancato. E l'avito maniero torna ad essere un luogo di gioia, consacrato alla gioventù.

Se Roccabruna, nell'edizione italiana, è ubicato in una località di fantasia, il massiccio maniero di Kernoel ( La torre dell'Alchimista) si erge in Bretagna su un costone roccioso che guarda il mare, dominando così le contrade all'intorno. La mole del castello è confortevole e luminosa quasi quanto Roccabruna, con le sue ampie vetrate istoriate, le sale spaziose e il piccolo museo di reperti preziosi che è l'orgoglio dell'anziano barone: ma anche qui c'è una torre inquietante quanto quella del Nascondiglio. Secondo i semplici abitanti del vicino villaggio è un luogo stregato e maledetto: la notte vi balenano delle luci che sembrano danzare e dalle sue viscere partono gemiti e lamenti. Si tratta di un torrione circolare dalle mura così possenti che la tremenda esplosione provocata dal folle alchimista Piero di Vallières lungi dal demolirlo vi apre appena delle fenditure, attraverso una delle quali il povero Carletto, infelice prigioniero di Piero per aver visto troppo ( il furto della collana di rubini), riesce a fuggire tornando alla sua vita selvaggia.

Anche Kernoel diventerà una dimora allegra, quando vi si stabilirà Giovanni di Kernoel con la moglie e la loro deliziosa Evelina: l'unico rimpianto della bambina sarà per il barone, da lei conosciuto come il suo “nonno d'inverno” in una località della Costa Azzurra ma, ahimè, morto d'infarto quando si è reso conto, nell'udire i gemiti di Carletto prigioniero, della malvagità del nipote Piero.

Il castello di Kernoel ha molte affinità con quello di Morande ( Il mistero di Morande ) che è anch'esso un maniero bretone, posto su uno sperone di roccia a picco sul mare. La sua torre però è separata dall'edificio principale ed è pericolante: questo è il motivo ufficiale per cui è stata circondata da una palizzata impenetrabile. Anche qui come a Kernoel strane luci guizzanti illuminano la notte dai suoi bastioni. Pure in questo caso non si tratta di una manifestazione soprannaturale, come credono i contadini dei dintorni, ma solo di cattiveria umana. I coniugi Morin vogliono impedire che qualcuno si avvicini troppo alla torre, dato che ci tengono sequestrato, da un anno e mezzo, il piccolo Massimo, legittimo erede del prozio Morande. Le luci provocate ad arte sono una precauzione in più e l'insieme ha il compito di tenere lontana anche la loro figlia Luisella, terribile pettegola e precoce intrigante.

La prigione del povero Massimo è una stanzaccia umida e in rovina, comunicante con un giardinetto inselvatichito che strapiomba sul mare. Messa in sospetto dagli strani movimenti della signora Morin, capace di apparire e sparire dalla dispensa che pure ha un'unica entrata, Teresa, sorella di Massimo, identifica il passaggio segreto che mette in comunicazione il castello con la torre: scopre così, con grande emozione, il fratellino prigioniero e lo salva.

Stavolta il finale lieto non ha ombre: il marchese, la cui salute stava declinando, si riprende, circondato com'è dalla sua ritrovata famiglia e da allora in poi a Morande regneranno amore e allegria.

Ne Il castello di ghiaccio i manieri sono due . L'anziana, ricchissima contessa di Laveno-Felzi possiede, nelle Alpi piemontesi, il castello di Laveno, una costruzione immensa, solida, fornita di un ponte levatoio, di un cortile d'onore e di una scala di marmo rosso che conduce all'interno. Qui c'è un imponente vestibolo arredato come una galleria di quadri e ai piani superiori si aprono gli sfarzosi appartamenti per la famiglia.

Ma poco distante sorge un altro edificio, più piccolo ed aggraziato: due torrette slanciate inquadrano un agile corpo principale. E' il castello di Ghiaccio: la leggenda dice che a costruirlo sia stato Satana in persona, adoperando il ghiaccio dei monti circostanti, poi solidificato. Qui la contessa ha sistemato il marchese Oliviero di Laveno, suo parente povero ( e ingrato) con l'esotica e intrattabile figlia Marcedes. Tuttavia noi lettori non saremo mai ammessi all'interno dell'edificio che ci presenterà soltanto le sue finestre chiuse e al massimo una tendina svolazzante.Il fatto è che il castello, ufficialmente deserto dopo che l'energica contessa ha allontanato i parenti, rivelatisi dispotici e crudeli, in realtà non è deserto affatto ma anzi rappresenta la sede di una congiura volta rapire la tenera Iolanda (Cicci). L'infido Oliviero di Laveno, con la complicità della perfida Mercedes e della baronezza Felzi, altra parente povera, intende chiedere come riscatto per la liberazione della bambina la proprietà di tutti e due i castelli e della tenuta che li circonda.

Ma non ci riuscirà. Sarà un'altra bambina, Lisetta, a mettere le cose a posto. Lisetta adora Cicci, che un giorno l'ha salvata dalle percosse di Mercedes e l'ha presa con sé. E si mette in testa di ritrovarla. Lisetta è convinta infatti che i due castelli siano uniti da un passaggio segreto:non ha visto tante volte la baronessa Felzi apparire e sparire da certe stanze, senza che si possa capire come ha fatto? E non ha sentito voci misteriose sussurrare dietro i muri, come se fossero le pareti a parlare?

La perseverante Lisetta scopre infine l'entrata al passaggio segreto ( come da prassi la porta nascosta si spalanca davanti a lei e si richiude alle sue spalle) e scende fino ai sotterranei. Là le si presenta tutto un mondo, fatto di infiniti corridoi che si intersecano. Ma neppure questa volta il lettore viene condotto fino al castello di Ghiaccio: Cicci è segregata in una cella sotterranea. Le due bambine rischiano di rimanervi intrappolate insieme quando Lisetta entrando, lascia sbadatamente che la porta si richiuda: ma poi riescono a fuggire attraverso una botola del pavimento. Da lì un gattino le guida per un lunghissimo passaggio che le porta fino alla lontana casa dei Colvara, gli ospitali cacciatori. E sono finalmente in salvo.

Il castello di Laveno rimarrà l'amato luogo per le vacanze di Iolanda e dei suoi fratelli maggiori mentre il marchese Oliviero e Mercedes, dopo un periodo di esilio in Brasile imposto dalla contessa Laveno-Felzi, si redimono sinceramente e vengono ospitati di nuovo al castello di Ghiaccio.

Il castello delle avventure ci trasporta in Inghilterra. Si tratta di una di quelle che gli inglesi chiamano Schoolgirls Stories : un intero collegio femminile si trasferisce per qualche mese al maniero di Haversleigh, che appare alle ragazze come una costruzione antica, parte in stile Tudor in pietre grigie e parte in legno nero e legno bianco, finestre con le inferriate, un portico decorato, strani comignoli e frontoni pittoreschi.

L'interno è pari in magnificenza all'esterno. Stanze immense, con le pareti coperte di boiseries scolpite, un'enorme biblioteca, camere provviste di letti a baldacchino e antiche tappezzerie. Curiosamente qui il mistero non riguarda i sotterranei ma le soffitte: le ardite Linda Hepburn e Cecilia Chalmers, che si danno da fare per il bene della loro grande amica Monica Courtenay, proprietaria del maniero ma del tutto spiantata, si avventurano in alto, fino all'enigmatica stanza della lanterna: penetrano poi in certe soffitte che nascondono un pericolo mortale, cioè un antico trabocchetto preparato, al tempo di Cromwell, per fermare gli inseguitori dei preti cattolici fuggiaschi. Linda e Cecilia lo evitano per un soffio. Le due ragazzine riusciranno nel loro intento di arricchire Monica, perché capita proprio a loro di trovare il tesoro nascosto dall'eccentrico sir Giles Courtenay. “Capita” perché, nonostante la loro intelligente decifrazione dell'indovinello lasciato da quello strambo botanico, le ragazzine cadono letteralmente a capofitto sul tesoro per puro caso, attraverso il fondo di una cassapanca nella quale si erano nascoste. E quale non è la loro commozione nel constatare che l'uscita dalla stanza del tesoro è rappresentata dal grande ritratto di Monica Courtenay, la gentildonna seicentesca che, con la sua presenza di spirito, aveva salvato il fratello durante la guerra civile.

Finita l'estate le ragazze del collegio ripartono per Londra... ma avranno sempre nel cuore il magnifico maniero, tornato ad essere la dimora molto amata dell'ormai ricchissima Monica e di sua madre.

Non sempre però i castelli condividono il lieto fine dei personaggi principali. Ne La Torre del Nord l'Eremo di Ripascoscesa ( il nome è tutto un programma) si erge, mezzo in rovina e mezzo restaurato, su un'altura della Val d'Aosta. E' di proprietà dell'altero signor Ildebrandi, che, divenuto molto ricco, sta facendo ristrutturare a poco a poco quell'antica proprietà di famiglia, alla quale è attaccatissimo. Ma Roccascoscesa è e rimarrà un luogo triste, claustrofobico. Lì sono morti, giovanissimi, i due figli maschi del signor Alibrandi: lì agonizza anche la figlia più piccola, Maria mentre Maddalena, la grande, si consuma nella disperazione e nell'odio per il padre che non ha esitato a rapire e sequestrare la piccola Graziella di Roccalba, facendola credere morta per annegamento, in modo da ereditare da lei.

Nel castello, quindi, non c'è pace. E' come se le vecchie mura si fossero imbevute di quella colpa, di quell'odio e del dolore della piccola prigioniera. Graziella è rinchiusa in un'ala appartata dalla quale può scendere nel parco, rigorosamente recintato. Verrà salvata e riportata alla madre dal fedele amico Giacomo di Campofiorito ma per gli Alibrandi non ci sarà che rovina. Fuggiti Giacomo e Graziella da Ripascoscesa, Maria, che per il ragazzo aveva un'adorazione, si aggrava rapidamente e muore: la madre la segue nella tomba, Maddalena si fa carmelitana. Alla fine anche Alibrandi capisce l'enormità delle proprie colpe e va a chiudersi anche lui per sempre in un convento. Nel lieto fine che coinvolge Giacomo e Graziella, non c'è quindi posto per l'Eremo di Roccascoscesa sul quale non ci viene più detta una parola: possiamo presumere che la giovane coppia se ne sia disinteressata, abbandonandolo alla rovina.

Infine, accenneremo appena ai castelli d'epoca . Ne Il mistero del castello ce ne sono addirittura due, il Grande il Piccolo Kerjonc, uniti da un sotterraneo lunghissimo ove un tempo un drago custodiva un immenso tesoro...o almeno così dice la leggenda. Il maschiaccio Matilde e la più timida Renata avranno anche qui il ruolo di svelare un mistero e riparare a un torto. Ne La pupilla del cardinale Claudia di Mont-Servat vive serena accanto al nonno nel loro poderoso maniero delle Cevenne, prima che una serie di intrighi la porti alla Corte di Francia in qualità di protetta ( ma in fondo è anche un ostaggio) del potentissimo Richelieu. Anche Mont-Servat corre il rischio di cadere nelle avide mani di una ricattatrice ed anche in questo caso il pericolo è sventato da una coraggiosa fanciulla, Margherita Matai, a torto ritenuta un po' ritardata.

Ne Il regno di Cenerentola abbiamo l'opportunità di conoscere come si svolge la vita di tutti i giorni, affaccendata ma ordinatissima, in un immenso castello appartenente a una potente feudataria: Collefiorito. C'è uno stuolo di servitori intento ai propri compiti, ci sono il cappellano, l'intendente e la governante della piccola Viviana: c'è, tenuta sempre in ordine per volere della Signora, la suntuosa camera del Re, dove giacerà malato per tanti giorni il giovanissimo principe Desiderio. E c'è la stanza della torre, dove la marchesa Alina, sempre più malinconica per la triste piega presa dalla sua vita, si isola per tante ore leggendo o scrutando dall'alto le foreste e le montagne all'orizzonte. Su tutto aleggia la presenza sinistra del signore di Alberosecco, che spadroneggia insieme ai suoi torvi scherani. Anche qui l'azione risolutiva avverrà per opera di una coraggiosa bambina. Viviana di Collefiorito che vuole salvare la madre dall'accusa di alto tradimento cucitale addosso dal perfido signore d'Alberosecco, tanto si dà da fare da scoprire, nella stanza delle Scuri, covo di quell'uomo malvagio, il nascondiglio segreto dove è conservato un sinistro diario, tenuto aggiornato, da secoli, dai membri di quella stirpe di regicidi: l'ultima annotazione scagiona completamente la marchesa Alina.

Il dominio di Collelfiorito è destinato a passare alla Corona, se, come l'autrice lascia intuire con l'ultima frase del romanzo, un giorno Viviana, unica sua erede, sposerà il cugino Desiderio, principe ereditario e futuro re di Armonia.

©Alina di Collefiorito, 2010 per http://www.bibliotecadeimieiragazzi.com/