Beatrice Solinas Donghi scrivendo della Biblioteca dei Miei Ragazzi in LG ARGOMENTI (nn 3 & 4, 1994) definisce Manfredo Giannini, l'autore del primo volume della collana, "fantomatico" e "sconosciutissimo".
Non esattamente.
Un autore di nome Manfredo Giannini appare
in ICCU (Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche Italiane)
con una scarna bibliografia, che include "Il fanciullo che venne dal mare",
dalla quale si deduce che egli era pedagogista, conferenziere occasionale, conoscitore
di musica, scrittore di libri per l'infanzia e autore di alcuni testi scolastici
per le scuole elementari del Regno, attivo a cavallo fra la fine dell'Ottocento
e il principio del Novecento (1898-1931). Probabilmente fu insegnante o ispettore
scolastico e probabilmente visse qualche tempo a Palermo.
Come tanti altri scrittori italiani della BMR è, però, un po' più difficile trovarlo come persona "reale", sia nel web, la superenciclopedia per eccellenza, sia in vecchi reference books, consegnato all'oblio intellettuale da una Italia affardellata di cultura dove tanti eccellenti scrittori (specie per l'infanzia), considerati autori "minori", vengono dimenticati. Certo i modesti raccontini di un Giannini o un Sandro Cassone non reggono il confronto con le opere di un Manzoni o un Alfieri e nemmeno un Gozzano, eppure qualche righetta biografica, come ne hanno in abbondanza gli autori e illustratori per l'infanzia inglesi e francesi, se la meriterebbero: chi erano? cosa facevano? dove sono nati e come sono morti? fumavano la pipa? di che marca? soffrirono tutta la vita di dolori artritici/emicranie/asme che impedivano la loro creatività? oltre a scrivere, piaceva loro ricamare (le donne, s'intende...) o suonare il piano? collezionavano farfalle?
"Il fanciullo che venne dal mare", di Giannini inaugurò la collana BMR nel 1931. Una serie di passaggi nel racconto suggeriscono l'ipotesi che si tratta di un testo scritto nel tardo Ottocento: e non sarebbe la prima volta che Salani resuscita un libro quasi cinquantenario, dal momento che nel 1951 ne pubblicò uno scritto nel 1911, "La perla ripescata" di James Otis (tit. orig. Raising "The Pearl").
Ma senza star troppo a speculare quando il
libro fu scritto - in fondo potrebbe essere una storia scritta negli anni Trenta
che si svolge nell'Ottocento - e, sorvolando pure sul fatto che non è un "Suzette" anche
se la copertina della prima edizione è ispirata a quelle delle prime edizioni
dei "Suzette", c'è altro che lo rende anomalo.
Ambientato in un villaggio di mare sulla costa orientale dell'Inghilterra, le usanze inglesi sono descritte fedelmente con una sconcertante attenzione al dettaglio: si direbbe che questo libro è, o un originale scritto da uno straniero che sapeva l'italiano, o da un italiano che conosceva l'Inghilterra perfettamente, oppure una pedissequa traduzione di cui "Manfredo Giannini", nome reale o pseudonimo, si è attribuito la paternità.
Esaminiamo alcuni dettagli: Giannini si riferisce alla governante-direttrice di casa (housekeeper) col cognome, Signora Richard (Mrs Richard), come era infatti d'uso nelle case signorili inglesi, mentre in Francia ed in Italia la governante-domestica era chiamata familiarmente per nome, e la governante-istitutrice (nanny/governess) era sempre una miss che si occupava solo dei bambini.
Si parla poi disinvoltamente di visite a parenti e conoscenti in Australia, un'abitudine molto comune fra la borghesia e l'aristocrazia inglesi, a differenza degli italiani che, nell'Ottocento, non viaggiavano down-under, semmai si recavano nel Nuovo Mondo con un biglietto di sola andata.
Le rotte passeggere dal Continente all'Inghilterra hanno, ancora oggi, definiti punti di imbarco secondo la destinazione: riferendosi al naufragio che rende il protagonista smemorato, Giannini indica correttamente, direi quasi automaticamente, Antwerp come il punto di partenza della rotta dei velieri passeggeri per Hull (come si può verificare nel Baedeker della Gran Bretagna, 1894).
C'è anche un singolare riferimento gastronomico al "pasticcio di colombi" (pigeon pie) presente su una tavola da pranzo alle nove di mattino, l'ora del cooked breakfast inglese, un piatto comunissimo a quell'ora mattutina sulle tavole inglesi bene dell'Ottocento, meno conosciuto in Italia, nonostante Artusi ne riporti - un po' disgustato - la ricetta che traduce "piccione paio", suggerendo alcuni miglioramenti all'italiana. Per non parlare dei "pasticcini di pollame" che suonano molto più verosimili sotto il loro nome originale di chicken patties.
Verso la fine dell'estate, i genitori di Regina - compagna di giochi del protagonista - partono "a cacciare in una lontana proprietà di montagna" (senza dubbi la Scozia ...e senza dubbi per il 12 agosto: "The Glorious Twelvth" la data di apertura della caccia al fagiano in Scozia). Sua madre andrà poi "a passare la stagione presso alcuni parenti". La stagione è presumibilmente l'inverno e un continentale avrebbe scritto "a passare l'inverno" o "a svernare".
"La stagione" sembra tradotto letterariamente e suona come la traduzione di "the Season" cioè il periodo di balli, feste, ricevimenti, presentazioni a Corte, che si teneva a Londra nei mesi di apertura del Parlamento, coincidenti più o meno con l'inverno-primavera, un periodo che le famiglie aristocratiche, rientrate dalle loro country houses, "passavano" nella capitale, sopratutto per trovar marito alle figlie.
Accenno brevemente alla "scuola preparatoria" ovvero "prep school" frequentata da uno dei protagonisti.
Gestite privatamente da vecchi professori, colonnelli a riposo o signorine di buona famiglia, vecchie miss che si erano messe in proprio, le preparatory schools, preparavano i giovanetti bene per gli esami di ammissione alle public schools.
Lasciano perplessi anche i nomi citati nel testo, traduzioni letterali, senza neanche tanta fantasia, di nomi inglesi: Violet, Philip, Regina, (Queenie?), Charles, Mary, Donald, Wihlelmina (Guglielmina in italiano: un nome con una percentuale di frequenza bassissimo in Italia) e naturalmente Bert, il protagonista, che potrebbe essere il diminutivo di Robert, Albert, Gilbert o tanti altri berts, come nota il barone (baronet) che raccoglie il piccolo naufrago.
Dettagli tutti correttissimi che fluiscono, volano dalla penna; francamente se questo libro non è una traduzione, di certo fu scritto da uno che l'Inghilterra la conosceva a occhi chiusi.
Dunque uno pseudonimo italianizzato per una traduzione? una traduzione attribuita? un anglo-italiano nato e cresciuto in Inghilterra, (magari figlio di un profugo mazziniano?... amico di Rossetti?...) o semplicemente un italianissimo Manfredo Giannini, nato a Pistoia, vissuto e scomparso dopo aver scritto qualche libro di lettura per le scuole elementari del Regno e il romantico "Fanciullo che venne dal mare"? Ma come faceva a sapere che alla prima colazione gli inglesi mangiavano "piccione paio"? Glielo aveva detto Artusi?
Manfredo Giannini: La bibliografia completa
@ ICCU (http://opac.sbn.it)